Quando si parla di impianti odontoiatrici ci si riferisce ai dispositivi appositamente studiati che vengono denominati protesi dentarie, questi hanno lo scopo di occupare uno spazio lasciato libero dalla perdita di un dente oppure dalla mancanza di più utenti. Un impianto odontoiatrico è composto da più parti, quelle essenziali sono la vite endossea, l’abutment e la protesi dentaria.
La vite endossea serve per fissare il dente artificiale alla mandibola o mascella, in questo senso si comporta esattamente come fa la radice del dente naturale. L’abutment è l’elemento che fa da raccordo tra la protesi dentaria e la vite, lo si chiama anche in un altro modo, “componente transmucosa”, perché ha uno stretto collegamento con la mucosa gengivale. La protesi dentaria è l’elemento artificiale e sostituisce i denti.

Questi elementi vengono impiantati in un paziente che subisce un intervento chirurgico in anestesia locale. I materiali che vengono utilizzati sono il titanio per la vite, la ceramica e negli ultimi tempi sta prendendo piede anche la zirconia. Un impianto odontoiatrico di buona qualità, può durare anche 15 anni.

Cos’è un impianto odontoiatrico?

L’impianto dentale è quindi un dispositivo artificiale che attraverso una radice, simulata dalla vite, viene inserita all’interno della mascella o mandibola a cui viene applicato il dente o i denti artificiali.

La vite endossea è di forma cilindrica e ha la superficie filettata, per mezzo della quale viene inserita nell’osso mandibolare o mascellare. Entro un determinato periodo di tempo, circa due o tre mesi, per mezzo della osteointegrazione, viene a far parte del tessuto osseo, assicurando in questo modo rigidità e resistenza. La sua funzione è quella della radice.
L’abutment serve a collegare la vite endossea alla protesi dentaria, mentre la protesi dentaria sostituisce i denti mancanti o estratti, è quindi la parte esterna dell’impianto che materialmente copre il tratto dei denti mancanti o estratti.
La lunghezza della vite endossea varia a seconda del tratto osseo dove deve essere inserita.

Non va confuso l’impianto dentale con il ponte dentale. La differenza tra i due consiste nel fatto che l’impianto dentale viene ancorato direttamente alla mandibola o mascella, mentre un ponte è sostenuto dai denti che si trovano immediatamente vicini.

Quali sono gli scopi di un impianto odontoiatrico?

Il ricorso all’impianto dentale viene fatto perché sostanzialmente la funzione masticatoria, ma anche quella fonetica, risultano compromesse dalla mancanza di uno o più denti, oltre a ciò c’è una ragione prettamente estetica della bocca, che viene disturbata dalla mancanza dei denti.
Un altro scopo che ha il ricorso all’impianto ortodontico è il pericolo che i denti adiacenti si spostino occupando la parte dello spazio mancante. Inoltre la distribuzione del morso dipende dalla presenza di tutti i denti, mancandone uno o alcuni, la forza del morso cambia e con essa la capacità muscolare.

Quali sono le cause che portano alla mancanza di uno o più denti?

Il cosiddetto gap dentale, che corrisponde ad una zona della bocca ove manchino più denti o anche solo uno, può dipendere dalla carie incurabile, che rende necessaria l’estrazione. Un’altra causa è data da una frattura importante della corona e della radice di uno o più denti, anche l’ascesso dentale è causa di estrazione di un dente. Lo è sicuramente la vecchiaia che porta alla perdita dentaria, infine c’è la paradontite grave che rende necessaria l’estrazione dei denti.
Per poter applicare un impianto ortodontico è necessario che il paziente abbia un buono stato di salute e che ci sia una buona qualità del tessuto gengivale e del tessuto osseo della mascella o mandibola. Ultimamente le tecniche sviluppate per mezzo della tecnologia computerizzata 3D, hanno permesso lo sviluppo di impianti anche laddove il tessuto osseo risulti carente.

Come si installa un impianto odontoiatrico

La prima fase attraverso la quale bisogna passare per arrivare al momento in cui materialmente si procede ad inserire un impianto dentale, è la preparazione, questa consiste nella valutazione, da parte dell’odontoiatra, delle condizioni della bocca, ma anche dello stato di età del paziente e di salute generale. Normalmente si procede ad un esame radiografico della bocca, ci può anche essere la necessità di effettuare una TAC.
Attraverso l’impronta dentale il medico odontoiatra è in grado di creare l’impianto vero e proprio del paziente proprio con l’aiuto degli esami radiografici.
L’intervento avviene in anestesia locale, può anche essere necessaria una leggera sedazione, in rarissimi casi si può anche chiedere una anestesia generale in cui il paziente è sostanzialmente indotto nell’addormentamento. In questo caso il paziente dovrà avere completamente digiunato a partire dalla sera prima dell’intervento.
Come detto sopra, va ricordato che il ponte dentale non è un impianto dentale per cui queste pratiche sono in parte differenti, da quelle di applicazione di un ponte dentale.

L’inserimento vero e proprio dell’impianto dentale avviene attraverso diverse fasi:

  • la parte di incisione della gengiva serve a sollevare il lembo gengivale per poter avere disponibilità dell’osso mascellare o mandibolare;
  • avviene quindi la foratura dell’osso, che dovrà ospitare la vite endossea;
    si procede con l’inserimento vero e proprio della vite endossea, è questo il momento più delicato dell’intervento;
  • l’odontoiatra, attraverso delle particolari tecniche, dovrà riuscire a fissarla in maniera tale che risulti perfettamente inserita;
    occorre quindi agganciare l’impianto dentale alla vita endossea.

Quando l’aggancio dell’impianto dentale avviene subito, parliamo di carico immediato, se invece viene agganciato a distanza di qualche settimana, per favorire il processo di osteointegrazione si parla di carico ritardato.

Un impianto dentale può durare, nel pieno delle sue funzioni, fino a 15 anni. In tutto questo periodo il paziente dovrà avere cura dell’igiene orale. Oltre a quella necessaria che effettua egli stesso ogni giorno, dovrà anche sottoporsi annualmente almeno, ad un controllo del dentista che eserciterà la funzione di pulizia più in profondità.

Non ci sono i problemi che si possono riscontrare con una dentatura naturale come la carie, ma il titanio e gli altri materiali utilizzati, sono anch’essi sottoposti al rischio infezione batterica. Per la pulizia giornaliera dell’impianto esistono spazzolini creati appositamente in materiale che può essere il teflon in grado di assolvere a questa funzione.