Quando parliamo di implantologia dentale ci riferiamo ad una particolare branca della odontoiatria che ha come obiettivo quella della sostituzione dei denti che risultano mancanti attraverso, l’installazione di perni in titanio, che svolgono la stessa funzione della radice del dente. Ciò è reso necessario dal fatto che la mancanza di uno o più denti comporta la riduzione della funzione di masticazione, ed ha a sua volta influenza sulla perdita di tessuto osseo.

Ci sono diverse cause che portano alla perdita di denti, la prima è la parodentale, una malattia chiamata di solito con il termine di piorrea che corrisponde ad una patologia del cavo orale.
Ci sono anche i traumi violenti ad originare la perdita parziale o totale della dentatura.
L’odontoiatra è quindi chiamato, a sostituire il dente mancante, scegliendo quale sia la migliore tecnica applicabile ad un paziente che ha una propria condizione di salute ed una propria età anagrafica.

Quest’ultima in particolare può rendere necessaria un particolare tipo di tecnica e limitarne invece altre. L’edentulismo indica la mancanza parziale oppure totale dei denti, in risposta a ciò, si può pensare di applicare diverse tecniche riabilitative, consistenti in protesi parziali oppure totali. Possono essere rimovibili o protesi fisse, i classici ponti che vengono sostenuti da altri denti, oppure ponti che vengono applicati direttamente su impianti appositamente costruiti in titanio ed installati secondo varie tecniche di impianto.

Una solida tradizione che risale a diverso tempo fa

Le moderne tecniche di implantologia risalgono a studi che sono stati condotti dal medico odontoiatra, lo svedese Branemark, negli anni ‘50 e ‘60. Oggi effettuare un impianto dentale significa essenzialmente fare un piccolo intervento in anestesia locale in cui viene inserito nell’osso della mandibola o della mascella, un impianto in titanio, poiché questo materiale ha la facilità di essere assimilato dall’osso e allo stesso tempo, di non provocare alcun inconveniente. La collaborazione tra il materiale e le cellule ossee permettono di costruire una struttura efficace e solida nel tempo.
Si può parlare di implantologia di tipo tradizionale quando l’impianto può essere utilizzato al fine di inserire la protesi definitiva dopo che è avvenuta la osteointegrazione, per questo motivo occorreranno alcuni mesi (2 o 3 di solito). L’implantologia può essere estrattiva, quando viene estratto il dente malato ed inserito subito un impianto, qualora non sussistano problemi legati ad ascessi o infezioni.
Questo genere di intervento viene considerato molto meno invasivo perché l’impianto viene prontamente inserito nell’alveolo del dente, che è poi lo spazio che rimane subito dopo l’estrazione del dente naturale.
Un altro tipo di implantologia è quella chiamata a carico immediato, che offre la possibilità di installare la protesi non ha appena installato l’impianto. E’ il caso dell’applicazione in conseguenza dell’edentulia. Passati alcuni mesi verrà installata la protesi definitiva.

La tecnologia sta facendo fare un balzo all’implantologia dentale

La tecnologia ha reso possibile un traguardo solo sperato fino a qualche anno fa, e cioè quello di rendere i denti non naturali praticamente identici, per aspetto, a quelli propri.
A seguito di un intervento di implantologia, attesi i mesi in cui avviene l’osteointegrazione, l’odontoiatra avvita la protesi sui monconi integrati nell’osso, per poter applicare una corona provvisoria, ed in seguito quella definitiva.
Per quanto riguarda il dolore, che può essere causato da un intervento di implantologia, c’è da dire che questo problema è stato superato dalle nuove tecniche. Ci potrebbe essere un leggero gonfiore nelle settimane successive, ma senza alcun dolore.
La percentuale di riuscita di un intervento di implantologia dentale, è molto alta. I rari casi in cui non si è riusciti a superare il periodo di guarigione, possono verificarsi dei fallimenti. C’è da aggiungere che, al pari di un dente naturale, anche un impianto può infettarsi e rompersi. Ovviamente non si può parlare di formazione della carie, come conseguenza di una scarsa igienicità del cavo orale, ma si potrebbe sviluppare lo stesso un’infezione chiamata perimplantite, con conseguente perdita dello stesso impianto.
L’igiene orale gioca quindi un fattore molto importante sia prima che dopo la fase di intervento, a questo scopo prima dell’intervento vengono effettuate delle approfondite radiografie anche panoramiche, oltre ad una completa anamnesi, tesa a valutare con attenzione lo stato di salute del cavo orale, ma anche dello stato di salute del paziente nel suo complesso.
L’analisi preventiva, che viene fatta attraverso le moderne attrezzature come l’esame radiologico, portano a conoscere, con un discreto grado di accuratezza, la solidità della zona in cui andrà impiantato il sistema a vite in titanio.
Questa precisione è necessaria per stabilire la qualità dell’osso, e di terminare allo stesso tempo, l’esatta ubicazione dove vanno inserite le viti, con un livello di informazione tale, da poter decidere anche l’inclinazione ottimale. Non serve ricordare che l’implantologia è una attività chirurgica che deve essere utilizzata da personale odontoiatra esperto.

L’evoluzione porta a risultati inattesi

La moderna tecnologia sta dando una mano consistente alla tecnica impiantologica, quando ad esempio l’intervento di impianto sia reso difficile dalla scarsità dell’osso mascellare e mandibolare. In passato si proponevano delle tecniche rigenerative dell’osso, la grande novità è che in quasi tutti i casi si può attuare un impianto a 4 oppure a 6 sostegni, sfruttando la tecnica computerizzata 3D che è in grado di predire l’esatta ubicazione delle viti e la loro corretta inclinazione.

Oltre a ciò, l’intervento risulta semplice e poco invasivo. In genere, il paziente che entra in uno studio dentistico per un intervento di questo genere, nel giro di qualche ore può tornare a casa con il suo impianto fisso o rimovibile, perfettamente idoneo e funzionante.

C’è da aggiungere che, un impianto con tecniche avanzate ha bisogno di un’equipe accuratamente formata e selezionata, sia per il livello di precisione che deve essere raggiunto, sia per la fase di preparazione che ha bisogno di un’attenta analisi. Questa tecnologia implica anche che non venga utilizzato il bisturi per ricavarsi il passaggio attraverso la gengiva. Non essendoci i punti di sutura da applicare e togliere, il fastidio post intervento è senz’altro ridotto. Questa tecnica si sta rapidamente affermando, non solo per coloro che hanno poco osso ma in generale.